Vino di Borgogna: esempio qualitativo e miraggio raggiungibile

In Itinerari enogastronomici by AlessandroLascia un commento



Scrivere di vino comporta fatalmente scrivere di vino di Borgogna. Non solo perché in questa regione della Francia centrale risiedono, con ogni probabilità, i vini più importanti al mondo; ma anche perché, per onestà intellettuale, va ammesso che sono l’esempio da seguire anche per noi, che continuiamo a vedere come unico metro di paragone con la Francia, il quantitativo prodotto e non la qualità.

Vino di Borgogna

Borgogna, patria del vino d’eccellenza

La Borgogna ne è l’esempio emblematico, perché da sempre gioca al ribasso: il sesto d’impianto qui arriva a 10.000 ceppi per ettaro, con una resa di uva per vite che va dagli 800 grammi al chilo. E se queste rese, quasi da bonsai, innalzano sicuramente la qualità del prodotto finale, qui, più che in ogni altra zona del mondo, la Bibbia è il Terroir: consacrata alle vinificazioni mono varietali, questa regione vuole che l’intensità espressiva dei suoi vini evochi incondizionatamente le zolle del Cru di appartenenza.

I Cru di questa regione, selezionati dal lavorio primigenio dei Monaci benedettini cistercensi già dal dodicesimo secolo, regalano originalità e diverse sfumature da clos a clos (da muretto a muretto), anche a pochi chilometri di distanza tra loro. Qui ogni singolo Cru è frammentato tra diversi produttori (ne è un esempio calzante Vougeot con i suoi 50 ettari divisi tra ottanta vignerons) e la dicitura monopole è una vera rarità; esattamente l’inverso di Bordeaux, dove generalmente ogni Chateaux detiene il monopolio sul proprio Cru.

Vino di Borgogna

Borgogna

Vino di Borgogna: esempio qualitativo e miraggio raggiungibile

Nella patria del terroir i vigneti sono così importanti che sono loro a dare il nome ai villaggi: Corton, Montrachet… E anche in questo la Borgogna è dicotomica dalla non lontana e opulenta Bordeaux, in cui il prestigio dei cru deriva dalla capacità che gli Chateaux hanno avuto di riuscire a fare cassa.

Le aziende in Borgogna prendono quasi unicamente il nome di “Clos” o “Domaine”, anche semanticamente lontani dagli Chateaux della spocchiosa Bordeaux. Qui il talento è il territorio e occhio a dire il contrario: i produttori che vogliono elevarsi ad artisti, pagano lo scotto di essere tacciati di americanizzazione.

Vino di Borgogna

Borgogna, tradizione al lavoro

La Côte d’Or, essenza della Borgogna, è un lembo di terra di circa 50 km scissa in due: la Cote de Nuits e la Cote de Beaune. Su questi terreni le due uve più utilizzate danno prodotti diametralmente opposti e complementari: immediati e spavaldi gli Chardonnay; elusivi, nobili, ma sfuggenti i Pinot Noir.

In Cote D’Or la classificazione del prestigio dei vigneti, e di conseguenza dei loro vini, è Village, Premier Cru e Gran Cru.

Ma attenzione! Spesso la dicitura non basta o non racconta abbastanza: un Village può stupire molto di più di un Premier Cru o di un Gran Cru, soprattutto nella capacità di corrispondere al suo ruolo primordiale, che è da sempre quello di accompagnare un pasto.

Così come la sola indicazione Borgogna non basta a garantire l’eccezionalità di un vino tout court. A voler essere blasfemi, di produttori e prodotti poco limpidi ce ne sono: la produzione industriale e l’utilizzo disinvolto di prodotti sistemici e fitosanitari hanno interessato anche questa regione; quindi nulla può esser dato per ovviato, tanto meno l’assaggio e soprattutto in virtù di prezzi a volte davvero poco accessibili.

Vino di Borgogna

Vino di Borgogna

Ma nonostante tutto questo, il cammino eno-messianico dell’appassionato vive la Borgogna come una tappa obbligata della sua esplorazione; e se non riesce a toccarla recandosi fisicamente in Borgogna, prima o poi lo farà di sicuro avvicinandosi in enoteca.

A scoprire chi e cosa della Borgogna? To be continued…

 

di Raffaele Marini

 

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Vino di Borgogna: esempio qualitativo e miraggio raggiungibile ultima modifica: 2015-03-30T10:41:05+00:00 da Alessandro
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Curioso, curioso, curioso, iperattivo. Disponibile al confronto solo con esseri "pensanti", con chi è pronto a mettersi in gioco, disponibile a rivedere le proprie "certezze", con chi non si rifugia dietro un "Si è sempre fatto così...". Pregi? La curiosità. Difetti? La curiosità. "Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso." (Albert Einstein)
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