la calza della befana

La calza della Befana. E tu cosa ci metti?

In Itinerari enogastronomici, Prodotti by tamaraLascia un commento

Voi siete quelli che “compro la calza già pronta”, o vi piace saltellare di caramella in cioccolatino e riempirla con le vostre manine?

La calza della Befana. E tu cosa ci metti?

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
attraversa tutti i tetti
porta bambole e confetti”.

Recita così la versione toscana della filastrocca più famosa legata alla vecchietta col naso adunco e gli stracci addosso. Una vecchietta che arriva da lontano, passa sui tetti, entra dal camino e lascia doni e dolci per i bambini buoni.

la calza della befana

La calza della Befana. Foto da web

È la festa che aspettavo di più quando ero piccolina. Mesi e mesi passati a concepire il regalo da reclamare nella fatidica letterina. Giorni interi spesi a ricapitolare tutte le leggi della fisica e dell’anatomia umana, in grado di spiegarmi come diamine fosse possibile passare attraverso la canna fumaria. E poi, ore e ore trascorse a giocare fino allo sfinimento.

Chi è davvero la befana?

Oggi la curiosità di adulta è spesa tutta nel cercare di capire: ma chi è davvero la Befana?
Il culto della vecchia, tanto brutta quanto benevola, risale a tempi davvero lontani da noi. E oggi esso è il risultato di una stratificazione rituale e culturale per fortuna mai oscurata. Addirittura del Neolitico esistono testimonianze che narrano della venerazione di una divinità, simile alla Befana, che incarnava lo spirito degli antenati. Tracce di questa ritualità sono legate al Mitraismo e alla celebrazione del Sol Invictus. Ma anche all’inverno boreale celebrato nelle culture celtiche. Quello che si sa di certo, nel corso dei secoli e nelle cerimonie precristiane è che il culto della Befana assumeva connotati e simbolismi agrari.

befana che vola

La Befana, da sempre legata alla ritualità lunare e agraria. Foto da web

La calza della Befana. Conosci le origini?

Tutto si legava al passaggio rituale celebrato nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio: la vecchia e decrepita Madre Natura, ormai esaurita dei suoi doni, lascia spazio alla sua giovane e feconda erede, portatrice di abbondanza e fertilità nei campi. Parte da questa idea la simbologia degli abiti lisi di cui si veste e delle scarpe rotte, che non le permettono più di camminare verso il nuovo anno. Anche i frutti secchi, che da sempre accompagnano le sue calze, sono i doni della terra e incarnano il buon auspicio che si evoca per il nuovo anno produttivo.

Il vero significato del carbone.

E il carbone? Solo con la tradizione cattolica è diventato punitivo dei bambini poco confacenti alle regole di vita sociale. In epoca romana era anch’esso di buon auspicio. Nei dodici giorni successivi al solstizio d’inverno (il nostro Natale per intenderci), nell’antica Roma si era soliti bruciare dei poderosi tronchi di quercia e da quel carbone, simbolo di energia latente, si auspicava un anno di fertilità per la terra e i suoi frutti. Anche la scelta della calza non è così contemporanea. Erano i contadini ad usarle per proteggersi dal freddo durante i lavori nei campi. Per questo riempirle di dolciumi, frutta e carbone era di buona predizione.

befana

Naso adunco, scopa vecchia e abiti lisi, una simbologia tutta da scoprire. Foto da web

La calza della Befana. La leggenda dell’Epifania.

Da una festività legata all’interregno tra solstizio d’inverno e nuovo anno lunare, si passa alla ricorrenza cristiana dell’Epifania e al suo legame con i Re Magi. La leggenda vuole che i tre, giunti da Oriente, avessero chiesto ad una vecchietta le indicazioni per raggiungere Betlemme. Sgarbatamente la donna si rifiutò di aiutarli, pentendosene subito dopo. Decise così di riempire un sacco con dolci e frutta e di passare casa per casa alla loro ricerca. Lasciò un po’ di quei doni a tutti i bambini che incontrò lungo il cammino, sperando che uno di essi fosse Gesù, invocando così una sorta di umano perdono.

I simboli della befana.

Di fatto la Befana, con tutto il suo retaggio di simbolismi pagani e precristiani, è arrivata fino a noi con tutte le sue caratterizzazioni. Non può mancare la scopa con cui spazzare via il vecchio. Non manca il naso adunco, maschera con cui i medici medievali si proteggevano dalla peste, inserendo nelle sue cavità oli essenziali salvifici. E poi non mancano le calze. Già pronte o da riempire. Piccole o grandi. Addirittura grandissime, come quella che ogni anno sfila nel centro storico di Viterbo: 52 metri per la calza della Befana più lunga del mondo.

Calza_della Befana-viterbo

La calza della Befana più lunga del mondo. Ogni anno a Viterbo si ripete l’impresa. Foto da web

La calza della Befana. Ecco come rendere unica la tua calza.

Ora. Voi siete quelli che “compro la calza già pronta”, o vi piace saltellare di caramella in cioccolatino e riempirla con le vostre manine? Perché in questo caso, la fantasia e un’anima equo-green possono aiutarci a rendere speciale la nostra calza della Befana. Parola d’ordine: cioccolata! Sì, ma non la prima che vi capita. Siate consumatori consapevoli e vivete ogni vostro gesto d’acquisto come un atto politico.

Le opportunità? Cioccolata, cioccolatini e cacao del Mercato Equo e Solidale, meglio se direttamente dalle Botteghe del circuito. I prodotti sono di qualità. Spesso a produzione bio. Ma soprattutto, con il loro acquisto, si riconosce ai produttori la giusta dignità del loro lavoro, fuori dai circuiti di sfruttamento salariale, ambientale ed economico proprio delle grandi multinazionali. È vero, le botteghe non sono capillarmente diffuse sul territorio nazionale. Ma oggi ogni supermercato distribuisce un canale particolare del mercato equo e solidale. Approfittarne è quindi a portata di mano.

CommercioEquo_Cosebuonedamatti

Cioccolata e prodotti dal Mercato Equo Solidale Fair Trade. Foto da web

La calza della Befana. Idee originali e fai da te.

Altro suggerimento. Che dire di tutti quei torroni di cioccolato, pandori o panettoni che accompagneranno il nostro girovita nei prossimi venti giorni, almeno fino al Carnevale? Parola d’ordine: liberatevene! E quale occasione migliore della Calza della Befana? L’idea green è quella di ottenere delle monoporzioni dal torrone al cioccolato (ma vale anche per i classici bianchi morbidi) da sigillare dentro un po’ di carta trasparente alimentare, chiusa a mo’ di caramella.

Altre idee fai da te…

Stessa confezione per altre sorprese fai da te. Perché non pensare a delle piccole stelle di pandoro o panettone, appena tostate e ripassate nel cioccolato fuso? Mi raccomando però, aggiungete un po’ di burro (optate per margarina o olio Evo se siete intolleranti al lattosio). Questo vi permetterà di ottenere un cioccolato ancora morbido anche dopo l’asciugatura, meglio se a temperatura ambiente. Stesso concetto, nucleo diverso; un’idea per far mangiare la frutta secca ai vostri bimbi. Ricoprite di cioccolato fondente fuso anche nocciole, noci, datteri; e se proprio volete abbondare non dimenticate un po’ di semi di sesamo all’esterno. Dei piccoli sacchettini così e ve li siete conquistati a vita!

torrone monoporzioni

Fate delle caramelle con delle monoporzioni di torrone di cioccolato e mettetele nella calza della Befana! Foto da web

La calza della Befana. E tu cosa ci metti dentro?

Ma per mantenere viva la tradizione, lasciate un po’ di spazio anche per la frutta fresca. Mandarini e arance della nostra bella terra, con il loro carico di vitamina C e i colori brillanti del Sole, saranno un fondaco di salute per il restante inverno. E buona Befana a tutti!
di Tamara Gori

Interessante?

Puoi condividerlo con i tuoi amici e conoscenti o lasciare un commento. La tua opinione per noi è importante!
Continua a navigare il magazine EAT - Mondo Mangiare attraverso le varie categorie (in alto) o gli articoli correlati che trovi di seguito.
La calza della Befana. E tu cosa ci metti? ultima modifica: 2017-01-05T12:20:08+00:00 da tamara
The following two tabs change content below.
Sono nata nel 1973, annata sospesa tra il piombo del terrorismo e il luccichio delle mirror balls. Forse è per questo che sono così duale: amo le città, ne sono attratta, ma non chiedetemi di viverci, ne soffocherei; ho seguito studi economici per dovere sociale (di altri), ma l'istinto e la vita mi hanno sempre accompagnata verso l'arte, la natura, la letteratura e la giustizia sociale. Organizzo matrimoni, ma non sono sposata. Sono timida e riservata, ma esplodo di gioia di fronte a un sorriso e di divertimento quando ascolto la buona musica. Amo il cibo; ne ho saggiato di ogni genere e ovunque ho potuto, ammaliata dai colori, dai sapori, dagli odori che lo caratterizzano e lo legano ad un territorio e ad un popolo. Nonostante tutto però, combatto eternamente con intolleranze alimentari birichine ed estenuanti. Mi piace leggere e viaggiare e molto mi piace scrivere. E scrivere di cibo mi permette di fare tutto questo insieme; mi permette ogni volta di innamorarmi della Storia, della Cultura, dell'Umanità. Non riesco a prescindere da tutto questo, soprattutto dal piccolo, dall'etico, dal buono. E attraverso quello che scrivo, provo a rispondere a quello che oggi è il mio personalissimo senso di dovere sociale.Tamara Gori
Condividi questo articolo su:

Lasciaci un tuo commento